Cinque sensi più uno.
Che poi, ci vuole anche il naso, per valutare la “qualità dei gas di scarico, per sapere se il carburatore fa troppo grasso o troppo magro”. Il gusto, quello no, ché “l’olio non lo puoi mica assaggiare”. La vista, ovvio, ché quando “da ragazzino vidi per la prima volta quel motorino Yamaha che mio padre doveva elaborare impazzii di gioia”.
Tutti i sensi servono, ma l’orecchio, l’orecchio è indispensabile per sentire come cresce il rombo al crescere dei giri, e allora il meccanico è come un direttore d’orchestra che fa suonare la macchina aggiustando un po’ alla volta getti e anticipi, aggiungendo qui e togliendo là.

Inizia con un’appassionata dissertazione sulla sinfonia del carburatore la nostra chiacchierata con Andrea Malossi, da più di vent’anni amministratore delegato di Malossi spa, a capo dei un reparto ricerca e sviluppo all’avanguardia che ha creato lui stesso, un pezzo alla volta, una competenza alla volta, dall’ingegneria dei materiali alla meccanica di precisione.
Una passione, la sua, nata nell’officina di famiglia quando, ancora alle elementari e con un certo tatto, iniziava a smontare vecchi carburatori per ricavarne pezzi di ricambio e cresciuta insieme all’azienda. Un fuoco, certo, glielo si legge negli occhi che brillano quando ne parla, e che si scorge nello stile con cui l’azienda si è imposta nel suo mercato: quell’idea fissa di non poter lasciare (quasi) mai nulla di intentato, per guadagnarsi fette sempre più ampie di pubblico, soprattutto quello più esigente, quello che a volte ne sa quasi più di te.

Sì, conferma Andrea, “è così che funziona”: la gamma vastissima di prodotti oggi a catalogo la si è messa insieme restando attaccati con le unghie e con i denti alla crescita prima del ciclomotore poi dello scooter automatico poi ancora del maxi-scooter, ogni volta migliorando le performance dei prodotti dei costruttori.
Grazie alla paura di perdere colpi e grazie al fiuto, Malossi non ha mai perso la coppia, tenendo alto lo spunto della ricerca e il numero dei giri delle sue vendite.
Una dinamica di crescita costante, fluida e lineare, al punto non è neanche così facile isolare i momenti bui, strade imboccate contromano o bivi presi nella direzione sbagliata. Ci fu quella volta che “volemmo buttarci nel mercato delle Pit Bike”, piccole moto oggi praticamente estinte e pensate per il puro divertimento, che però non hanno mai veramente sfondato e su cui la risposta fu, stranamente, euforica ma con troppa poca ripresa. E il tentativo abortito di buttarsi nella costruzione di una moto interamente propria, di cui furono prodotti alcuni esemplari, prima di capire, questa volta sì molto in fretta, che non era cosa e che non ne valeva la pena.

Ed è qui che si capisce che Malossi ha una visione chiara di dove andare affidandosi al sesto senso, che se è vero che non si può imparare di certo si può allenare – con la dedizione e la passione. E che per farvi sognare ha imparato a guidare il proprio veicolo rafforzando la capacità del management di piegare quando serve, oppure di frenare, capendo verso dove dare gas e in quale direzione tenere il manubrio.