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280 Vespa ronzanti sulle Dolomiti

Miscela d'epoca ad alta quota

Esistono Vespa faro basso che valgono quanto un piccolo appartamento e passano la vita sotto una teca, in un salotto o in un museo, con la sella intonsa e la targa d’epoca appesa come un quadro. Poi ci sono i Vespisti Dolomitici che scendono in strada con le loro Vespa per macinare cinquecento chilometri di passi alpini in un giorno solo.

Dal 3 al 5 luglio 2026 le strade di Sappada si sono riempite con 280 iscritti, di cui 72 provenienti da Francia, Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Tre giorni, due prove di regolarità – la “100 km di Sappada” e la “500 km delle Dolomiti, Memorial Domenico Cendron” – e un itinerario che attraversa le montagne di Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Alto Adige. Noi c’eravamo, con Henry Favre e la nostra PX 200 interamente malossizzata.

Cinquecento chilometri ad andatura regolare

Questa non è una gara di velocità o potenza. Citando le loro stesse parole, nella “regolarità a basso contenuto agonistico e a media imposta” ci sono cancelli orari da rispettare a distanze prestabilite, e presentarsi in anticipo costa esattamente quanto presentarsi in ritardo. Non porta alla vittoria essere il più veloce, ma essere il più preciso. Il che, su una Vespa d’epoca, tra i tornanti dei passi, per quindici o sedici ore filate dal mattino alla sera, è una faccenda parecchio più impegnativa di quanto sembri. Pensaci: il gas c’è, la tentazione pure, e trattenersi dallo spingere l’acceleratore richiede una bella forza di volontà. Secondo noi, chi finisce quei cinquecento chilometri non vince una corsa, vince una lunga discussione con sé stesso e merita grande rispetto.

Bombardieri o pezzi da museo?

In griglia si incontrano Vespa da migliaia di euro, perfette fuori, con le cromature originali degli anni Cinquanta e la vernice così intonsa che sembra uscita ieri dallo stabilimento. Se però le apri, sotto la sella trovi motori completamente ricostruiti, bombardieri travestiti da pezzi da museo.

Ah, come vi capiamo Cari Vespisti. Elaborare un mezzo storico significa scegliere che quel mezzo continui a funzionare, migliorando le prestazioni e l’affidabilità del motore, anziché diventare un soprammobile o fargli prendere la polvere in garage. Modificare una Vespa vuol dire mettersi in gioco, prendersi il rischio di restare a piedi anche molto distanti da casa, tornare con le mani sporche, qualche imprecazione tra i denti da lanciare al destino infame e una storia da raccontare. Noi, per esempio, al nostro inviato speciale a Sappada – Henry Favre – abbiamo dato la nostra Vespa PX 200: fuori sarebbe una come tante se non fosse per gli adesivi del leone, ma dentro è completamente malossizzata. In sostanza, abbiamo levato il motore originale e abbiamo sostituito ogni componente con:

Su questa Vespa c’era anche un componente che ancora non è a catalogo, montato all’insaputa di Henry per vedere come si sarebbe comportato su salite e tornanti, ma di quello parleremo un’altra volta.

I Vespisti Dolomitici

L’associazione organizzatrice, la Vespisti Dolomitici ASD, è presieduta da Ivan Zanatta e lavora con il patrocinio del Comune di Sappada e della Regione Veneto. Zanatta porta avanti questa manifestazione da parecchio: già nel 2016, quando la 500 km delle Dolomiti era una gara del Vespa Club Treviso, era lui l’anima dell’evento. Nel tempo l’associazione è cambiata, la testardaggine no.

Alla 500 km delle Dolomiti abbiamo incontrato tanti baffi bianchi mossi da una passione di diversi decenni che li spinge ad alzarsi alle cinque del mattino per una cosa che non paga niente e non finisce in televisione. Resiste e gode di ottima salute. Per loro, alla manifestazione abbiamo messo in palio dei premi per la parte competitiva – gruppi termici, marmitte, gadget e accessori – perché passioni come questa meritano di essere coltivate e supportate.

Quei visi e quei sorrisi, le borgate di Sappada durante la sfilata, il signore che parla della sua Vespa come se fosse un’amica, resteranno impressi come bellissime foto ricordo nella nostra memoria.